Grooveshark: nuovo attacco dall’industria musicale

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Universal Music Group cita in giudizio Grooveshark in base a un blog post anonimo che spiega il meccanismo del portale musicale. Dice che i dipendenti devono caricare musica e ottengono un bonus musicale quando superano la quota di upload. La causa chiede 150.000 dollari per ogni presunta violazione, significa 17 miliardi di dollari.

Grooveshark, portale per ascoltare la musica in streaming, non è estraneo alle ire dell’industria musicale e questa volta affronta una richiesta di danni per 17 miliardi di dollari.. L’ultima azione legale è stata presentata da Universal Music Group, la più grande delle case discografiche, in base ad un commento anonimo lasciato da quello che sembra essere un dipendente di Grooveshark. Dice che “viene assegnato a ogni dipendente un numero predeterminato di upload settimanali e ottengono un piccolo bonus in più se riescono a superarlo (non è  facile)”.  Basare un’azione legale su un commento anonimo su un blog è abbastanza scandaloso, potrebbe essere fatto da chiunque, un dipendente dell’industria musicale oppure una persona che lavora per un servizio concorrente. Ciò non ha fermato Universal a chiedere 150000$ per infrazione del Copyright.

Come conseguenza del contenzioso in corso, la presenza mobile di Grooveshark è stata ostacolata. All’inizio di quest’anno, la sua applicazione è stata ritirata da Android Market, anche se può ancora essere utilizzata da cellulari basati su Android.

E Grooveshark ? Ha negato tutte le accuse, dice che è tutta un’invenzione. “Universal sostiene la propria causa su un commento anonimo e falso che non ha nulla a che fare con la società. Mentre Universal si è deliberatamente impegnato a fornire una copia della denuncia alla stampa prima di Grooveshark, Grooveshark si propone di combattere questa battaglia dinanzi alla Corte e accoglie con favore l’opportunità di presentare i fatti alla Corte. Ha piena fiducia che prevarranno nel contenzioso”.

Chi vincerà ?

Screenshot - grooveshark employer

Note

Il post di Digital Music News è stato commentato anche da Michael Robertson, fondatore ed ex CEO di MP3.com, che presto divenne uno dei siti Internet più conosciuti della musica (Negli anni successivi alla sua partenza da MP3.com, Robertson ha lanciato numerose piccole imprese start-up, tra cui Linspire , SIPphone , MP3tunes e Ajax 13.) Dice che molte case discografiche hanno intentato negli ultimi anni delle cause inesistenti e hanno cercato di screditare le società prima di giungere in tribunale per inficiare le loro difese DMCA. “La corte finiva con il dare ragione ai querelati”.

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